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PHONKMEISTER

IO CANTO IL COSO ELETTRICO

– Mi dica, dove stimano di più l’uomo russo, al di qua o al di là dei Pirenei?
– Non so come stanno le cose al di là, ma al di qua non lo si stima affatto. Io, per esempio, sono stato in Italia, e là non si presta la minima attenzione, all’uomo russo. Là non fanno altro che cantare e dipingere. Un tipo, per esempio, sta lì beato e pacifico a cantare. Un altro, lì vicino, è seduto a dipingere quello che canta. Un terzo, a una certa distanza da questi due, canta qualcosa su quello che dipinge quello che canta. E che tristezza si prova per tutto ciò. Loro, invece, la nostra tristezza non la capiscono affatto.
– Son poi anche italiani, cosa vuole che capiscano?

—Venedikt Erofeev, Moskva-Petuški, Moskva 1990, p. 80, in Paolo Nori » Erofeev

(via pensierispettinati)

Taken with instagram

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Questa è una vignetta del New Yorker dell’84. I miei genitori adesso sono così. Dovreste vederli, che belli.

Questa è una vignetta del New Yorker dell’84. I miei genitori adesso sono così. Dovreste vederli, che belli.

Intanto, complimenti agli amici di 40k che si sono accaparrati anche Cory Doctorow. Grandi cose, ragazzi, grandi cose.

Intanto, complimenti agli amici di 40k che si sono accaparrati anche Cory Doctorow. Grandi cose, ragazzi, grandi cose.

Lascia anche tu il tuo saluto personale al caro amico che ci ha accompagnato in tutti questi anni. (anche se personalmente sono scettico su tutta la faccenda dimissioni)

Ricordatevi questo giorno. Oggi è il giorno in cui è morto Flash. Un po’ tipo la festa della liberazione.
(Steve Jobs che vince anche da morto, che roba.)

Ricordatevi questo giorno. Oggi è il giorno in cui è morto Flash. Un po’ tipo la festa della liberazione.
(Steve Jobs che vince anche da morto, che roba.)

GIAO (foto micampe)

GIAO (foto micampe)

Era la paura di perdere le aziende – la roba delle novelle di Verga – che lo induceva al pianto. Alla fine della sua lunga avventura politica, avveratasi la profezia di Longanesi del 1953 (“gli italiani non vogliono un dittatore, attendono un impresario”), Berlusconi doveva sentirsi come in quei lontani giorni del ’93, mentre ieri ad Arcore riuniva la famiglia e Confalonieri; e la figlia Marina lo invitava a non mollare, mentre oramai perfino i fedelissimi lo seppelliscono d’insulti coloriti. Non c’è infatti serenità nel suo sguardo – la serenità di un uomo politico che accetta la sconfitta e fa onestamente i conti con se stesso – ma solo cupa disperazione. Perché sempre lì siamo, allora come oggi: al salvare la roba.

Salvare la roba » Ritagli - Blog - Repubblica.it

Guarda caso, oggi su Repubblica c’è la prefazione di Dave Eggers (clicca sull’immagine per leggerla gratis) alla raccolta di Kurt Vonnegut Baci da 100 dollari (è la traduzione di While Mortals Sleep, se non sbaglio) e anche lì c’è la gentilezza. Mi manca, Vonnegut.

Guarda caso, oggi su Repubblica c’è la prefazione di Dave Eggers (clicca sull’immagine per leggerla gratis) alla raccolta di Kurt Vonnegut Baci da 100 dollari (è la traduzione di While Mortals Sleep, se non sbaglio) e anche lì c’è la gentilezza. Mi manca, Vonnegut.

John Figler è uno studente di liceo, ligio alle leggi. Mi dice – nella sua lettera – che ha letto quasi tutte le mie opere e che crede di aver colto l’idea che ne costituisce il nucleo. Le parole sono sue: “L’amore può fallire, ma la gentilezza infine prevarrà”.
A me questo sembra vero e completo. Mi trovo quindi nell’imbarazzante condizione – cinque giorni dopo il mio cinquantaseiesimo compleanno – di dover ammettere che non occorreva pigliarsi la briga di scrivere tanti libri. Un telegramma di otto parole sarebbe bastato.
Sul serio.

—Kurt Vonnegut, Un pezzo da galera, trad. it. Pierfrancesco Paolini, Milano, Feltrinelli 2004, p. 10, in Paolo Nori » Vonnegut.

Rothko è come i ciechi vedono i termosifoni.

—Brian Eno, sulla Small Chair del McSweeneys.

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